Titolo: Gli anfiteatri in Italia tra tardo antico e medioevo
Autore: Damiano Iacobone
Editore: Gangemi Editore - Distribuito da Bardi Editore
Collana: Architettura, Urbanistica, Ambiente
Pagine: 80
Legatura: filorefe
Formato: 17 x 24 cm
Anno: 2008
Codice ISBN: 978-88-492-1484-0
Prezzo (di copertina): 15,00 Euro
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L'ATTUALITÀ DEGLI ANFITEATRI
Introduzione al volume
Nei giorni in cui, a conclusione di questo lavoro, mi accingevo a scrivere una
necessaria introduzione sulla rinata attenzione verso questi edifici, ho avuto
notizia della presentazione del volume Lucca 1838. Trasformazione e riuso dei
ruderi degli anfiteatri romani in Italia, del professor Taisuke Kuroda. Se, per
un verso, la contemporaneità delle edizioni non rappresenta una situazione
ideale, dall'altro costituisce una conferma del rinnovato interesse verso una
tipologia, quella dell'anfiteatro romano, che presenta ancora oggi degli
aspetti non completamente appurati e motivi di richiamo culturale. Se si
pensava che il monumentale studio di J. C. Golvin sugli anfiteatri avesse
canonizzato il tema, in realtà ha costituito il punto di partenza per ulteriori
e altrettanto significativi saggi. Un particolare aspetto è stato ripreso e
indagato con maggiore accuratezza, anche grazie ai progressi delle strumentazioni
e metodologie di analisi disponibili. Si tratta del disegno o, meglio, della
costruzione geometrica degli anfiteatri, ripensata da Mark Wilson Jones, il
quale nel 1993 ha pubblicato un saggio - diventato anch'esso di fondamentale
rilevanza - dal titolo esemplificativo: Designing Amphitheatres. Wilson Jones
analizza le possibilità del tracciamento e successiva costruzione di questi
edifici di monumentali dimensioni a partire da uno schema provvisorio, basato
essenzialmente sul sistema proporzionale pitagorico del 3: 4: 5 del triangolo
rettangolo, sino al raggiungimento delle dimensioni desiderate degli archi
perimetrali. Rispetto, quindi, agli aspetti più propriamente costruttivi, della
struttura piena o cava, e a quelli tipologici che hanno sostanzialmente
incasellato i tanti casi specifici, l'attenzione è stata posta sul riesame
della forma in sé, ponendo ancora la questione se quella degli anfiteatri sia
una forma ellittica oppure ovoidale. Il tema ha riscosso notevole interesse in
ambito internazionale, con gli approfondimenti, per esempio, di Paul Rosin ed
Emanuele Trucco, rispettivamente delle Università di Cardiff ed Edimburgo. Per
comprendere quale sia questa querelle anfiteatrale possiamo far riferimento
all'accurata analisi del Colosseo e dell'Arena di Verona realizzata con rilievi
topografici da Camillo Trevisan e alla successiva pubblicazione dei risultati
nel 2000 (Sullo schema geometrico costruttivo degli anfiteatri romani: gli
esempi del Colosseo e dell'Arena di Verona). Trevisan propone la complessità
dei risultati acquisiti, ma anche sintesi più generali, utili alla comprensione
meno specialistica. Le interpolazioni di punti riferiti a strutture originali
portavano a scarti non conciliabili con la forma dell'ovale a quattro centri,
rendendo invece plausibile la corrispondenza alla forma dell'ovale a otto
centri o all'ellissi. Viene, quindi, proposta una prima fase, quella
progettuale, in cui l'anfiteatro è prefigurato sulla base della forma più
semplice dell'ovale a quattro centri, e una fase esecutiva in cui viene - con
maggiore precisione - chiamato in causa l'ovale a otto centri oppure l'ellissi.
In pratica, dopo aver stabilito gli assi, il perimetro di un ovale a quattro
centri presenta una differenza minima rispetto a quello di uno a otto centri;
la formulazione più semplice della fase iniziale viene "corroborata"
dalla costruzione più complessa. Emergono due considerazioni: in primo luogo
questa metodologia della doppia fase rientra pienamente nella concezione della
costruzione antica, quando un discorso fatto per massa portava a una
configurazione iniziale, con aggiustamenti successivi di ulteriore
perfezionamento in corso d'opera; questo si verifica soprattutto nelle grandi
opere, come appunto gli anfiteatri. In secondo luogo, ancora una volta, gli
edifici dell'antichità presentano aspetti ancora oggi non chiariti
definitivamente, nonostante l'alta tecnologia delle strumentazioni di rilievo. Se
queste ipotesi e confronti sono emersi negli ultimi decenni, in realtà non
costituiscono l'unico elemento di rinnovato interesse verso gli anfiteatri.
Campagne di scavo realizzate a partire dagli anni '90 del XX secolo hanno
acquisito, infatti, elementi tali da porsi il problema della funzione
dell'anfiteatro dopo la fase classica e il suo uso originario. Fase che nel
passato è stata quasi del tutto trascurata e non compresa e che, invece, oggi
può permetterci di ricostruire un quadro ampio con valutazioni generali, che saranno
proposte nel primo capitolo, per poi entrare nelle specifiche realtà urbane con
acquisizioni già consolidate (casi principali) o brevi cenni (repertorio
sintetico). Anche in questo caso - come per il discorso del tracciato - il
tentativo è quello di inquadrare il problema storiografico e individuare alcune
linee di sviluppo, senza alcuna pretesa di esaustività.
Damiano Iacobone (1970), laureato in Architettura al Politecnico di
Milano (1995), ha conseguito successivamente il Dottorato di ricerca in Storia
dell'architettura e dell'urbanistica. E' autore di numerosi saggi relativi alla
storia dell'architettura, in particolar modo del periodo medievale e del XIX
secolo, e della monografia Città e cittadelle in età medievale e moderna.
Dall'esperienza viscontea al fronte bastionato, Milano 2007. Insegna Storia
dell'architettura al Politecnico di Milano, è Consigliere Scientifico nazionale
dell'Istituto Italiano dei Castelli ed è Presidente degli Amici del Castello Sforzesco.
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