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Titolo: Architettura e arte dei Gesuiti
Autori: Rudolf Wittkower, Irma B. Jaffe, James S. Ackerman, Howard Hibbard, Francis Haskell, René Taylor, Per Bjurström, Thomas Culley
Editore: Electa
A cura di: Irma B. Jaffe, Rudolf Wittkower
Collana: Architetti e architetture
Pagine: 211
Illustrazioni: 116
Formato: 17x24 cm
Legatura: brossura con alette
Anno: 2004
Codice ISBN: 88-370-2654-4
Prezzo (di copertina): 28,00 Euro

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Il libro nasce da un simposio organizzato dalla Fordham University intitolato "L'arte barocca e il contributo gesuita" (1969). I contributi degli studiosi (Rudolf Wittkower, James S. Ackerman, Howard Hibbard, Francis Haskell, René Taylor, Per Bjurström e Thomas Culley) sono stati riportati nella loro interezza e rivisti alla luce delle più recenti acquisizioni. Il risultato complessivo più importante di questa ricerca sta nell'aver portato chiarezza sul mito della struttura monolitica dei gesuiti e della loro uniformità di pensiero sull'arte e sull'architettura. Una concezione unitaria, condivisa e programmatica dell'architettura e decorazione di tutti gli edifici dell'ordine certamente non esisteva; vi erano tuttavia principi base, derivati dalle costituzioni e dagli esercizi spirituali, che orientavano i superiori della Compagnia nel valutare il rapporto tra mezzi e fini e nel vedere tutte le arti quali creature in grado di condurre l'uomo a Dio. La posizione di primo piano dei gesuiti nella vita culturale e intellettuale dell'epoca rese spesso possibile la realizzazione di tali principi in forme artistiche, producendo alcuni dei monumenti più belli del "secolo splendido" a Roma, primi fra tutti, il Gesù, Sant'Ignazio, e l'incomparabile Sant'Andrea al Quirinale.


INTRODUZIONE
La genesi di questo libro e del simposio che ne è all'origine risale a molti anni addietro, a un'aula universitaria in cui, da studentessa, vidi per la prima volta proiettata su uno schermo una diapositiva del Plutone e Persefone di Bernini. A esserci mostrato, più esattamente, fu un particolare di questa straordinaria scultura – il pollice del dio premuto nella tenera carne di marmo della sua prigioniera – e l'assistente attirò la nostra attenzione sull'enfasi accordata alla sensazione: era un esempio – fu il suo commento – della sensibilità gesuita che dominava il gusto dell'epoca. Il tono del giovane insegnante lasciava intendere che il nesso tra arte barocca e Compagnia di Gesù fosse un fatto acquisito alla cultura, e poiché non avevo nessuna intenzione di mettere in mostra quella che ritenevo la mia immensa ignoranza, non chiesi che cosa quel pollice premuto avesse a che vedere con la Chiesa militante, i missionari martiri e le argomentazioni contorte, che erano tutti i "fatti acquisiti" sulla Compagnia di Gesù giunti alle mie orecchie. Ma me lo chiesi.
Fu deludente, in un primo tempo, non trovare una chiara spiegazione sulla Catholic Encyclopedia, ma mi rincuorai quando iniziai a capire, leggendo la letteratura sul barocco, che la mia ignoranza era, posso dirlo, ben fondata. Che la facile tesi dell'assistente avesse una qualche giustificazione saltava agli occhi: tutti menzionavano i gesuiti en passant, ma in cosa esattamente consistesse quel rapporto sembrava non essere mai l'oggetto specifico della ricerca. Esisteva, mi chiedevo, una sintonia intellettuale tra la Compagnia e quegli architetti e artisti, creatori di un corpus di opere che, pur in tutte le sue variazioni, appariva comunque segnato da un'espressione abbastanza comune da poter essere definita uno stile? Si sarebbero trovate le prove di una influenza diretta? Come si dovevano interpretare gli scritti di sant'Ignazio, le lettere rimasteci, i pagamenti documentati e la testimonianza dei propri occhi di fronte all'architettura, scultura e pittura del diciassettesimo secolo? Erano problemi seri, la cui soluzione poteva essere cercata in più direzioni. Lo studio che dedicai alla fontana berniniana della Barcaccia (sviluppato e pubblicato in seguito in collaborazione con Howard Hibbard) mi fece intendere più a fondo l'estrema complessità della questione.
Poi la mia curiosità sui gesuiti e il barocco dovette essere accantonata, e forse lo sarebbe rimasta se, qualche anno dopo, le circostanze non m'avessero portata alla Fordham University, un istituto che si situava nella tradizione educativa dei gesuiti. Il vecchio problema si ripropose, e con accresciuto interesse; Fordham sembrava il posto ideale per poter condurre una seria ricerca.
C'è unanimità tra gli storici dell'arte nel ritenere che nessuno studioso più del professor Rudolf Wittkower abbia contribuito alla nuova comprensione, e conseguente rivalutazione del barocco sviluppata in questo secolo; fu quindi a lui che mi rivolsi in cerca d'aiuto. Il professor Wittkower confermò l'impressione, radicatasi in me, che la natura dei rapporti gesuiti-barocco non fosse affatto chiara, anche se importanti studi erano stati condotti sull'argomento in anni recenti; e si dichiarò pienamente d'accordo sul fatto che il problema meritasse una ricerca intensiva, accettando, con l'entusiasmo che gli era abituale, il nostro invito a presiedere un simposio dedicato al tema.
L'organizzazione del simposio "L'arte barocca e il contributo gesuita" procedette con l'entusiasta cooperazione e l'attenta, scrupolosa programmazione del suo presidente. Ben presto, a incoraggiarci, venne una generosa sovvenzione dell'American Council of Learned Societies, che ci permise di continuare a sviluppare i nostri progetti.
Gli incontri si tennero il 25 e 26 aprile 1969 e videro riuniti a Fordham quasi duecento studiosi e studenti in rappresentanza di oltre quaranta università e musei. Si conclusero con uno straordinario concerto di musica barocca raramente eseguita, presentato dal professor Denis Stevens della Columbia University; c'è da rammaricarsi che il lettore non possa condividere il piacere provato dal pubblico all'ascolto. Con quest'unica eccezione, il materiale preparato per il simposio è tutto nel presente volume, i cui contributi, inoltre, sono stati rivisti alla luce delle nuove informazioni acquisite nel corso o in conseguenza degli incontri.
Gli autori trattano i diversi aspetti del contributo gesuita all'arte barocca. Le dimensioni del problema e l'essenza della recente letteratura sull'argomento sono esemplarmente esposte dal professor Wittkower che, con l'erudizione a lui abituale, tocca ogni sfaccettatura del coinvolgimento della Compagnia nell'architettura, scultura, pittura e arti applicate del sedicesimo secolo. Attento al peso dei fatti documentati e duttile nel giudizio critico, aggiorna la questione e giunge a vedere una chiara "strategia gesuita" applicata a un contesto architettonico. Fornisce così una solida base ai contributi più specifici che seguono. Il professor James S. Ackerman presenta uno studio documentato sulle vicissitudini che accompagnarono l'erezione della chiesa del Gesù, spesso ritenuta all'origine dell'architettura barocca. L'autore vede nella chiesa un'energica espressione del suo tempo, in cui, dall'ombra gettata dal rinascimento, iniziò a emergere un'autentica nuova arte, illuminata da un nuovo spirito, e la Compagnia di Gesù prese a risollevarsi piena di fiducia dalla sua primitiva lotta per la sopravvivenza.
Il professor Howard Hibbard, in un certo senso, ripercorre la chiesa del Gesù e chiarisce per la prima volta il programma della decorazione dipinta che riguarda le cappelle della "chiesa madre dell'ordine gesuita". Il professor Francis Haskell, nella sua analisi degli influssi significativi, esamina il ruolo dei mecenati i cui gusti e interessi personali spesso differivano e prevalevano su programmi e aspirazioni dei gesuiti; e prende in considerazione il profondo interesse per l'arte rivelato dalle lettere e dai Sermoni del padre generale Giovanni Paolo Oliva.
Il professor René Taylor studia dettagliatamente le carriere di diversi architetti appartenenti alla Compagnia e conclude riconoscendo nel ricorso diffuso a tali religiosi-artisti la testimonianza eloquente di un atteggiamento corporativo dell'ordine verso architettura, pittura e scultura.
I gesuiti non ignoravano il valore e l'importanza, ai loro fini apostolici, anche di altre arti; qui possiamo avvalerci della competenza del dottor Per Bjurström sul teatro gesuita e di padre Thomas Culley, s.j., sullo sviluppo della musica barocca al collegio Germanico di Roma nel sedicesimo e diciassettesimo secolo.
Il risultato complessivo più importante di questa ricerca sta forse nell'aver portato chiarezza sul mito della struttura monolitica dei gesuiti e della loro uniformità di pensiero sull'arte e l'architettura. Una concezione unitaria, condivisa e programmatica, dell'architettura e decorazione di tutti gli edifici dell'ordine, certamente non esisteva; vi erano tuttavia principi gesuiti base, derivati dalle Costituzioni e dagli Esercizi spirituali, che orientavano i superiori della Compagnia nel valutare il rapporto tra mezzi e fini e nel vedere tutte le arti quali "creature" in grado di condurre l'uomo a Dio. La posizione di primo piano dei gesuiti nella vita culturale e intellettuale dell'epoca rese spesso possibile la realizzazione di tali principi in forme artistiche, producendo alcuni dei monumenti più belli del "secolo splendido". Il Gesù, Sant'Ignazio e l'incomparabile Sant'Andrea al Quirinale – insieme a innumerevoli altre chiese della Compagnia in tutta Europa – rappresentano da allora, se non un esclusivo "stile gesuita", certo un'immagine del barocco che conferisce al termine il suo più profondo significato.
I critici d'arte e la storia intellettuale devono essere grati al professor Wittkower e ai suoi colleghi per avere sgombrato il campo da molte ambiguità connesse da tempo a questo tema e per l'ottica più precisa in cui hanno situato la comprensione del periodo e il contributo gesuita al fiorire delle arti. A loro e a quanti hanno reso tale impresa possibile vorrei porgere anche il mio personale ringraziamento. Ma non posso concludere questa prefazione senza esprimere la mia profonda ammirazione e gratitudine per il più recente contributo gesuita all'arte barocca, quello del reverendo Edwin A. Quain, s.j., il cui dotto lavoro editoriale ha aggiunto molto all'autorità di questo libro.


SOMMARIO
4 - Introduzione - Irma B. Jaffe
8 - Il contributo gesuita alle arti - Rudolf Wittkower
28 - La chiesa del Gesù e la coeva architettura religiosa - James S. Ackerman
54 - Ut picturae sermones: le prime decorazioni dipinte al Gesù - Howard Hibbard
94 - Il ruolo dei mecenati: mutamenti nel gusto barocco - Francis Haskell
112 - Ermetismo e architettura mistica nella Compagnia di Gesù - René Taylor
154 - Il teatro barocco e i gesuiti - Per Bjurström
186 - Il collegio Germanico a Roma: un centro della musica barocca - Thomas Culley, s.j.
204 - Indice dei nomi e dei luoghi


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