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Titolo: Architettura e nulla. Oggetti singolari. Jean Baudrillard, Jean Nouvel
Autori: Jean Baudrillard, Jean Nouvel
Editore: Electa
Collana: Architetti e architetture
Pagine: 80
Illustrazioni: 40 a colori
Formato: 17x24 cm
Legatura: brossura con alette
Anno: 2003
Codice ISBN: 88-370-2046-5
Prezzo (di copertina): 15,00 Euro

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L'architettura agli occhi di uno dei grandi filosofi viventi, Jean Baudrillard. Riflessioni sulla progettazione dall'autore della Fondazione Cartier per l'Arte Contemporanea a Parigi e dell'edificio per le Galeries Lafayette a Berlino. Un architetto, Jean Nouvel, e un filosofo, Jean Baudrillard, si confrontano sul tema della singolarità, frutto di un certo agire dell'uomo. Gli oggetti singolari, che il filosofo chiede all'architetto di produrre, sono entità indispensabili, la cui bellezza si fonda sull'autonomia dell'oggetto, sulla sua assoluta non-riproducibilità. I progetti dell'architetto e i saggi del filosofo costituiscono la tela di fondo su cui si struttura il dialogo. Le due voci si intersecano, i pensieri si concatenano: la riflessione coinvolge tutte le categorie semantiche contemporanee, delineando i grandi cambiamenti in atto nel modo di vivere e di confrontarsi con lo spazio.

RECENSIONE
Architettura e nulla. Una costruzione filosofica
In un volume della collana Architetti e Architetture si confrontano due giganti della nostra epoca: il filosofo Jean Baudrillard e l'architetto Jean Nouvel.
Sapreste immaginarvi una conversazione fra Jean Nouvel, l'architetto della Fondation Cartier, dell'Institut du Monde Arabe di Parigi e dell'Operà di Lyon, e Jean Baudrillard, il socio-filosofo autore di noti scritti fra cui Il delitto perfetto, Dimenticare Foucault e La società dei consumi ?
Nella collana Architetti e architetture Electa ha pubblicato Architettura e nulla. Oggetti singolari, breve volume in cui tale conversazione è trascritta.
Il confronto fra i due giganti si è tenuto grazie alla Maison des Ecrivains e l'Ecole d'Architetcture Paris-La Villette che hanno organizzato il progetto dal titolo Passerelle nella Città. Nella prima parte del volume è riportata la trascrizione del colloquio che i due hanno avuto in seguito al loro incontro del 1997 per tale evento e, nella seconda, le conversazioni tenutesi fra dicembre del 1998 e il gennaio 1999.

I dialoghi spaziano letteralmente fra terra e cielo e trattano temi centrali all'architettura, ma non solo. La nozione di architettura come scienza costruttiva viene demolita e al suo posto si delinea il concetto di un'architettura che trasforma situandosi nel reale quanto nel virtuale, che vuole attrarre ma lascia un luogo di fuga, stabile materialmente ma destabilizzante metafisicamente. Una realtà simulata, per usare le parole di Baudrillard. Avete presente la Fondation Cartier di Parigi? E' un esempio concreto di ciò che sto cercando di spiegare. La costruzione è fatta a scacchi, vi sono scacchi pieni e vuoti, quelli pieni specchiano il cielo e attraverso quelli vuoti vediamo il cielo. La sensazione di smarrimento e incredulità che offre questa struttura la situa in uno spazio che non è né del tutto reale né del tutto virtuale. Anche la conversazione fra i due segue questa modalità, alcune risposte stupiscono, altre domande rimangono senza risposte e trattano anche di arte riuscendo soprattutto a comunicare idee e uno spropositato entusiasmo per la vita.

Per il filosofo francese la nostra è un'epoca in cui la realtà sparisce e al suo posto rimangono simulazioni (mediali e multi-mediali) e simulacri. La sua notorietà è data anche da queste affermazioni sensazionaliste che però rivelano la personalità di una mente attenta, desiderosa di comprensione e quindi scettica, che si proietta nel futuro con sensibilità estetica e visonaria.
La capacità percettiva della conversazione fra il filosofo e l'architetto la si riscontra già nella prima pagina del libro, quando Baudrillard attacca affermando che non si è mai interessato direttamente di architettura ma invece di spazio e di oggetti singolari come il World Trade Center, dicendo che, secondo lui, le due torri perforate esprimono in pieno il contesto di una società iper-reale. Una torre è la clonazione dell'altra. L'architetto che le ha costruite esprime non la realtà ma la finzione di una società, l'illusione anticipatrice, la traduzione di un processo già in atto. Se seguissimo il filo del suo ragionamento ora che le due torri sono state abbattute allora dovremmo essere aldilà dell'iper-reale e sicuramente siamo giunti aldilà del post-moderno. Poche pagine più oltre il duetto ci propone una visuale di New York come epicentro della fine del mondo, un'utopia realizzata. "New York suscita lo stupore di un mondo già finito" ammette Baudrillard.

Di vero interesse Nouvel che parla del Centre Pompidou.
Costruzione che voleva mostrare l'iper-verità tramite anche il suo scheletro ben visibile. La funzione era accogliere opere artistiche in piena libertà, con spazi ampi e decostruiti: una grande macchina per l'arte. Lo scarto fra le intenzioni e la realtà è tale che Baubourg oggi è divenuto uno spazio severo ed istituzionale, che accoglie numerosi visitatori ma che non offre sperimentazione né energia.
Il dialogo che si instaura fra i due è decisamente empatico. La costruzione, filosofica.

Maria Rita Silvestri


SOMMARIO
Prima conversazione
La radicalità
Di alcuni oggetti singolari dell'architettura...
Illusione, virtualità e realtà
Un territorio di destabilizzazione?
Del concetto, dell'irresolutezza, della vertigine
Della creazione e dell'oblio
Valori del funzionalismo
New York o l'utopia
L'architettura tra nostalgia e anticipazione
Della seduzione. La provocazione e il segreto
Metamorfosi dell'architettura
Estetica della modernità
La cultura
Un gesto eroico?
Arte, architettura e post-modernità
Delusione dell'occhio, delusione dello spirito
Estetica della sparizione
Immagini della modernità
La biologia del visibile
Un nuovo edonismo?
Seconda conversazione
Della verità in architettura...
Ancora un giro dalle parti di Beaubourg...
Accogliere la cultura?
Della modificazione: mutazione o riabilitazione
Le ragioni dell'architettura
La città di domani...
Architettura virtuale, architettura reale
Informatica e architettura
Della leggerezza e della pesantezza...
Quale utopia?
L'architettura come desiderio di onnipotenza
Berlino e l'Europa
Dell'architettura come arte della costrizione
Della trasparenza...
Trattare la luce come materia
Della sparizione
Cos'è un testimone? Di cosa l'architettura è testimone?
La singolarità
Neutralità, universalità, mondializzazione
Destino e divenire
L'idea di architettura e la storia
Di un'altra saggezza...
La questione dello stile
Una complicità inconfessabile
Della libertà come realizzazione di se stessi

LA COLLANA ARCHITETTI E ARCHITETTURE
Con la collana Architetti e Architetture Electa propone ai lettori una serie di volumi monografici sul pensiero di architetti del presente e del passato. Sul pensiero, ossia sull'impegno teorico che ha affiancato e spesso anticipato la produzione architettonica di grandi maestri.
Adolf Loos, Carlo Scarpa, Louis I. Kahn, Rem Koolhaas, Peter Zumthor, ciascuno in vario modo ha affidato alla parola - lettere, saggi, articoli, conferenze e conversazioni con gli studenti - il senso del proprio fare architettura, offrendo al contempo uno straordinario spaccato della propria epoca.
I volumi della collana - illustrati con disegni e fotografie - propongono di ciascun autore un'accurata selezione di scritti, alcuni dei quali inediti in Italia.
La loro pubblicazione consente ai lettori di accostare gli architetti e le loro opere in modo diretto, guidati nell'interpretazione da critici d'eccezione cui sono stati affidati i saggi introduttivi di ciascun volume.
La collana si offre ai lettori come valido strumento di conoscenza di aspetti meno noti, ma certo non marginali, di cultura architettonica.
Ciò conferisce un carattere speciale ai volumi che, lontani dall'essere testi esaustivi sull'esperienza dei singoli maestri, hanno invece il non facile obiettivo di suggerire ai cultori della materia nuovi argomenti di riflessione critica e storica.


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