Titolo: Storia urbanistica di Salerno nel Medioevo
Autore: Antonietta Finella
Editore: Bonsignori Editore - Distribuito da Bardi Editore
Anno: 2006
Codice ISBN: 88-7597-367-9
Prezzo (di copertina): 23,00 Euro
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La Salerno medievale era città complessa e stratificata, sul cui tessuto urbanistico venivano a innestarsi armonicamente componenti romane, angioine e islamiche. La bellezza della città, quindi, prorompeva dal perfetto accordo tra le sue componenti architettonico-monumentali e il mare, e molti furono i viaggiatori che ne hanno decantato il fascino. Ma fino a ora non esisteva studio monografico sulla città di Salerno che si proponesse un'analisi completa e dettagliata dei suoi fenomeni urbanistici, utilizzando sia le fonti documentarie sia l'analisi delle relazioni a distanza (visive, dimensionali e metrologiche) tra i più significativi edifici medievali della città, illustrando con efficaci schemi grafici le forte coerenza degli insiemi e l'ordinato allinearsi lungo particolari assi rettilinei. Questo nuovo volume, opera di una giovane e valente ricercatrice, si delinea perciò come innovativo sviluppo delle linee di ricerca che da sempre hanno contraddistinto la collana Civitates.
Risalire all'assetto urbano medioevale di una città quale Salerno, notoriamente povera di documentazione cartografica storica, è stato decisamente arduo: non si possedevano infatti catasti antichi, fondamentale strumento di analisi urbanistica. La scarsità di rappresentazioni della città è da attribuirsi essenzialmente al ruolo secondario che essa ebbe all'interno del Regno di Napoli aggravato dal pessimo rapporto intercorrente tra i Sanseverino e la Corona. È notorio, infatti, che Salerno e la sua provincia, non rientrò mai nel campo prediletto dalla cartografia ufficiale del Regno di Napoli, che preferì, infatti, come spazio geografico da rappresentare, o l'intero Mezzogiorno o limitate estensioni territoriali relative alla città capitale e ad aree immediatamente limitrofe.
Questo lavoro è cominciato, dunque, con una puntuale individuazione delle platee, delle vie minori e degli anditi (stretti vicoli) che ancora oggi sopravvivono testimoniando parte della configurazione urbanistica medioevale della città. Tali spazi urbani risalgono essenzialmente al periodo normanno-svevo quando Salerno acquisì un assetto urbanistico stabile soprattutto grazie all'edificazione di case fabrite e solarate. Integri sono risultati ad esempio i quartieri tra il muro e il murucino e il Pian del monte, oltre alla zona intorno a via delle Botteghelle e la parte orientale delle Fornelle.
Si è poi proceduto rettificando mappe parziali ottocentesche del centro storico, nelle quali è ancora visibile un assetto viario, in parte medioevale, (andato in seguito perduto), e piante risalenti ai primi anni del Novecento, con il catasto attuale; inoltre si sono effettuati dei raffronti con le rappresentazioni vedutistiche della città, a partire da quella cinquecentesca conservata presso la biblioteca Angelica di Roma.
Di importanza fondamentale è stata, inoltre, l'attenta analisi dei rilievi dei piani terra dei corpi di fabbrica caratterizzanti il centro storico. Da essi si è potuti risalire alle singole unità edilizie e dunque al frazionamento fondiario originario ossia ai lotti relativi al periodo normanno-angioino che hanno contribuito in maniera sostanziale alla formazione dello spazio urbano. Ciò ha permesso anche lestrapolazione 'di antichi assi viari ormai obliterati.
Molto utile è risultato poi lo studio dei pontili di origine medioevale dai quali si è ricavata la datazione delle strade sulle quali essi insistono e in alcuni casi si è risaliti alla conformazione originaria delle stesse.
Essenziale completamento della ricerca è stata infine l'analisi di numerosi documenti relativi al Codice Diplomatico Salernitano e a quello Cavese.
Per quanto concerne il repertorio iconografico relativo alla città va ricordato che la più antica planimetria generale risale al 1794 e fa parte dell'Atlante geografico del Regno di Napoli di G.A. Rizzi-Zannone.
Molto più precisa e ricca di particolari è la successiva "Pianta di una porzione della città di Salerno", risalente al 1862, in cui sono descritti i quartieri della Torretta, della Piantanova e di S. Giovanniello così com'erano prima degli sventramenti dell'ultimo conflitto mondiale.
Per quanto riguarda le vedute, l'impostazione con punto di vista alto sul mare, ereditata dalla nota rappresentazione cinquecentesca di Salerno conservata presso la biblioteca Angelica di Roma, sarà mantenuta in tutte le successive sino al XVIII secolo. In seguito, nel corso dell'Ottocento, il punto di vista si sposterà verso la costa occidentale: da quella direzione provenivano infatti i viaggiatori del Grand Tour che giungevano a Salerno da Napoli per poi proseguire verso Paestum. Salerno fu inserita in tale percorso solo con la scoperta di Paestum, questo chiarisce la scarsità di rappresentazioni della città fino alla seconda metà del XVIII secolo.
Il modello iconografico proposto dalla nota moneta di Gisulfo II, ossia la città racchiusa in un perimetro murario di forma triangolare avente come vertice superiore il castello di Arechi, sarà mantenuto fino al Settecento.
Lo ritroviamo nel disegno a penna inserito in una Cronaca risalente alla fine del XV secolo scritta da un certo Ferraiolo, in cui è possibile leggere la morfologia della città già caratterizzata da una densa edificazione immediatamente a ridosso delle mura meridionali, da un'intermedia area conventuale e dal castello di Arechi alla sommità. Particolarmente evidente appare un asse viario che entrando dalla porta di Mare attraversa l'edificato e raggiunge il castello confermando l'esistenza di tale collegamento cancellato, in parte, dalla successiva edificazione pedemontana.
La prima rappresentazione realistica e dettagliata di Salerno è la veduta dal mare della città fatta realizzare, negli anni ottanta del Cinquecento, dal frate agostiniano Angelo Rocca; essa si è rivelata di estremo interesse soprattutto per l'attendibilità e la precisione (rispetta i rapporti metrici) con cui sono descritti: il perimetro murario definitivo, le principali emergenze architettoniche religiose (prima delle trasformazioni dell'età della Controriforma), nonché l'insediamento nel suo complesso, l'organizzazione dell'area immediatamente extra-moenia, l'attività portuale e gli acquedotti. Va sottolineato che la morfologia urbana, che rimarrà immutata nei due secoli successivi, risulta particolarmente ben leggibile soprattutto per le grandi dimensioni con cui è realizzato il disegno.
Una raffigurazione del centro altrettanto fedele al vero e completa è quella riportata nei due affreschi relativi alla "Liberazione di Salerno dopo l'assedio di Ariadeno Barbarossa" realizzati nella cripta della Cattedrale tra il 1606 e il 1609. Grazie ad una prospettiva a volo d'uccello ed un punto di vista spostato ad ovest, risultano ben leggibili soprattutto: la cinta muraria bastionata, il Duomo e il sobborgo orientale destinato alla fiera.
La successiva rappresentazione della città, e forse la più nota, è quella realizzata da Scipione Galliano come antiporta del volume di Fabrizio Pinto dal titolo "Salerno assediata dai francesi" risalente al 1653. La prospettiva a volo duccello 'frontale permette una lettura più territoriale, con la descrizione delle vie d'accesso alla città, delle limitrofe aree extra-moenia e dello sfondo collinare, piuttosto che una descrizione dettagliata del nucleo urbano.
Nelle successive vedute (stereotipate e che non apportano alcun contributo alla lettura della città), l'acquaforte di Michele Luigi Muzio inserita nell'opera dell'abate Pacichelli "Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici province" (1703) e quella di Francesco Sesone relativa al volume di Thomas Salmon "Lo stato presente di tutti i paesi…" (1741), l'aggregato urbano, inquadrato nuovamente da sud e frontalmente, appare piuttosto compresso e con scarsa profondità prospettica; non lo stesso trattamento è stato invece riservato al circostante paesaggio collinare, ben descritto.
È stata proprio una veduta, ed esattamente quella cinquecentesca del frate Angelo Rocca, che ci ha suggerito una lettura ed un'interpretazione della città medioevale, sotto un'angolazione del tutto nuova, in linea con i numerosi studi storico-urbanistici condotti da E. Guidoni sugli aspetti visivi del paesaggio urbano. Nella veduta, il circuito murario più antico, assume una conformazione assimilabile ad un triangolo, a conferma di quella che sembrava essere una rappresentazione tradizionale della città solo simbolica. Invece, riflettendo sulla pianta medioevale di Salerno, si è riscontrata l'appartenenza, anche per questa città, ad una vera e propria "tradizione, insieme progettuale ed interpretativa", che accomuna molti centri portuali costieri: l'immagine della città vista dal porto, si compone simmetricamente lungo un'asse verticale che collega idealmente il porto al castello. Nel caso specifico di Salerno l'asse ottico collega il porto longobardo al castello di Arechi passando per le residenze storiche dei principi longobardi. Il risultato che ne deriva corrisponde al tentativo di ricomporre un'immagine triangolare della città: "L'immagine simbolica coincide, in definitiva, con la sua immagine visiva, realizzando una straordinaria sovrapposizione di paesaggio urbano e sintesi figurativa".
Approfondendo, ancora, la qualità paesaggistica, nonché il complesso significato simbolico, della "progettazione" urbana nel successivo periodo normanno-svevo, appare ancora confermato come la presenza di un punto d'osservazione fisso privilegiato di fronte alla parte principale dello insediamento, ossia il nuovo porto, concorra alla decisione di dare una nuova "facciata" alla città, imponendo una nuova veduta esterna della stessa e suggerendo scelte urbanistiche determinanti a tal fine. Questa volta ad essere coinvolti sono i conventi mendicanti e il Duomo, che risultano disposti, secondo un preciso disegno altamente simbolico, intorno all'asse collegante il porto al convento di S. Domenico; tale localizzazione li pone in particolare evidenza e li fa emergere dal contesto urbano nella direzione del punto di vista privilegiato.
Questa nuova metodologia di studio (di cui non sono riscontrabili significativi precedenti) è dunque tesa all'estrapolazione e all'analisi dei sofisticati sistemi di simmetrie, dei bilanciamenti e degli allineamenti ottici adottati nel medioevo, che hanno contribuito in maniera sostanziale alla definizione dei circuiti murari urbani nonché alla localizzazione delle principali emergenze architettoniche.
Per la città di Salerno, ad esempio, è stata, ancora, rilevata la corrispondenza diagonale dei punti salienti delle mura rispetto all'area centrale in cui era localizzata l'importante chiesa di S. Grammazio. Risultano, inoltre, simmetrici, rispetto all'asse longobardo porto-castello, gli allineamenti visivi colleganti il castello di Arechi con le porte e i punti nodali delle mura.
Infine, si è rivelata fruttuosa l'applicazione di metodi d'indagine ormai "tradizionali" quali le triangolazioni delle chiese mendicanti intorno ad un'emergenza architettonica posta nel baricentro o il loro allineamento. Relativamente nuova (in quanto già verificata per la città di Benevento), appare, invece, la deduzione che i mendicanti, per le loro disposizioni geometrico-simboliche, prendessero ad esempio la condotta dei benedettini, persino nelle distanze intercorrenti tra gli edifici religiosi.
INDICE
PRESENTAZIONE (di Enrico Guidoni)
INTRODUZIONE
CRONOLOGIA
1. SPAZIO URBANO A SALERNO FRA IL SEC. VI E IL SEC. XIV
1.1. Lo sviluppo urbanistico della città medioevale
1.2. I lavinai
1.2.1. La Lama
1.2.2. Il Vallone
1.2.3. Il Subtinicio
1.2.4. Il Labinario
1.3. I pontili
1.4. La componente islamica del tessuto storico salernitano
2. LA CINTA MURARIA MEDIOEVALE
3. GLI INSEDIAMENTI RELIGIOSI
3.1. I monasteri benedettini
3.2. I conventi mendicanti
3.3. Le chiese nobiliari e parrocchiali
3.4. Gli allineamenti visivi e i punti di vista privilegiati
4. I QUARTIERI E I SEGGI ANGIOINI
5. GLI ACQUEDOTTI
6. IL PORTO
APPENDICE A: POLITICA ED AMMINISTRAZIONE A SALERNO DAL XIII AL XVIII SECOLO
BIBLIOGRAFIA
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