Titolo: Adriano. Le memorie al femminile
Autore: AA. VV.
Editore: Electa
A cura di: Anna Maria Reggiani
Pagine: 152
Formato: 17x24 cm
Illustrazioni: 95
Confezione: brossura
Anno: 2004
Codice ISBN: 88-370-2985-3
Prezzo (di copertina): 15,00 Euro
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La mostra offre il pretesto di indagare attraverso un percorso artistico-archeologico le vicende storiche e private di Adriano e si riflette sul contesto sociale del tempo. Un elemento apparentemente frivolo come le pettinature delle Auguste, che ne permettono l'identificazione, in quanto tratto distintivo della loro iconografia ufficiale, ha un riflesso significativo sul cittadino comune, condizionandone le tendenze nella moda in fatto di abbigliamento e acconciature. Se, da una parte, le nobildonne della casa Giulio-Claudia, discendenti da antiche famiglie aristocratiche, si abbigliavano con grande eleganza e semplicità, dopo l'ascesa al trono della borghesia provinciale è invece l'artificiosità delle chiome e la ridondanza di elementi aggiunti, di toupet, riccioli e trecce a formare una sorta di diadema, che caratterizza l'iconografia delle principesse del periodo traianeo e adrianeo.
Belli come l'Imperatore
Moda, costume e bellezza a Villa Adriana, fino al 30 gennaio a Villa Adriana (Tivoli), affronta il tema degli abiti, delle acconciature e dell'immagine in uno dei momenti più interessanti della storia. Da metà marzo al 5 settembre 2004, inoltre, Villa Adriana ospiterà anche 'Memorie al femminile'.
"Guarda dunque la gloria di quella fronte sublime e i piani della sua capigliatura" scrive Stazio in una delle sue Silvae (Stazio, Silvae, 1,2,15) mentre Giovenale ironizza sull'evidente contrasto tra la bassa statura di una vanitosa signora e la sua pettinatura senza fine: "Tre piani ella innalza e tante eccelse compagini si edifica sul capo che, di fronte, un'Andromaca ti sembra, mentre vista di dietro è sì piccina che pare un'altra" (Giovenale, VI, 502-503). Talmente complesse erano le pettinature usate dalle romane in quel periodo che esse dovevano ricorrere all'abilità di abili pettinatrici, le ornatrices, il cui ricordo è tramandato fino a noi da parecchi epitaffi, dove sono ricordate anche le case nelle quali esercitarono le loro interminabili sedute. Le pettinature, come gli abiti, avevano anche in epoca romana un ruolo non solo estetico: esse servivano per segnare distanze, per manifestare il proprio rango sociale, per sottolineare il proprio rapporto con il potere.
Moda e potere sono perciò strettamente legate tra loro e le acconciature delle Auguste sottolineano questo legame. Infatti, mentre le nobili della dinastia Giulio-Claudia usavano semplici acconciature di grande eleganza e sobrietà, le principesse del periodo traianeo-adrianeo (98-138 d.C.) adottarono pettinature più complesse, con alto diadema formato da tre registri di ricci e trecce avvolte intorno alla testa come un turbante. Attraverso le pettinature e la propria immagine le imperatrici sottolineavano il ruolo faticosamente conquistato dalla nuova dinastia, i cui imperatori provenivano dalla provincia e non più dall'aristocrazia di Roma.
Villa Adriana ospita in questi giorni la mostra ‘Moda, costume e bellezza a Villa Adriana’, dedicata a questo importante periodo storico della romanità. Non è certo che la Villa ospitasse un programma decorativo composto dalle immagini della dinastia imperiale. Tuttavia sono stati trovati bellissimi ritratti di Sabina, moglie dell'imperatore Adriano, di Adriano giovane e di imperatori del periodo postadrianeo. Il fasto e il fascino della villa ne faceva sicuramente un luogo ideale per far mostra del potere imperiale, come dimostrano i numerosi ritratti dei successori di Adriano; è quindi probabile, ma ancora oggetto di studio, che vi fosse un programma celebrativo della dinastia iberico-romana, come accade nella scena del teatro di Sessa Aurunca restaurato a cura di Vibia Matidia, sorella di Sabina: della decorazione statuaria del teatro facevano parte i tre ritratti di principesse imperiali esposti in mostra.
Oggi come allora la moda è soprattutto un fenomeno sociale: le scelte fatte dai membri della famiglia imperiale riguardo al modo di vestirsi, di pettinarsi e anche nelle abitudini venivano seguite dai cittadini e da membri di importanti famiglie anche delle province lontane da Roma, probabilmente in segno di fedeltà, come si evince dalle rappresentazioni di personaggi acconciati e vestiti secondo il modello imperiale. Il mezzo più importante per diffondere ovunque tale modello fu la moneta. A partire da Augusto sulla faccia del conio riservata alla testa di divinità, apparve il profilo imperiale, con gli stessi caratteri iconografici presenti nella ritrattistica ufficiale. Appare particolarmente interessante il confronto, proposto in mostra, tra le monete appartenenti alla collezione numismatica del Museo Archeologico di Minturnae, dove è conservato il cospicuo rinvenimento di circa 6.000 esemplari provenienti dal fiume Garigliano.
Per esempio, con Sabina, moglie di Adriano, furono abbandonate le ingombranti acconciature di età flavia per acconciature più semplici, mentre con la conquista del potere da parte di Settimio Severo, circa un secolo più tardi, si diffuse la nuova moda, adottata da Giulia Domna, di un’acconciatura elaborata con parrucche e diademi. Nei ritratti maschili erano invece molto diffuse chiome ricciute e barbe folte e, con la ritrattistica ufficiale creata per Marco Aurelio, si diffusero anche modelli tratti dalla tradizione ellenistica, in particolare il tipo del filosofo.
Attraverso la statuaria e le monete la famiglia imperiale creava così la propria immagine e il proprio mito.
La mostra di Villa Adriana, organizzata nell'ambito dell'attività di valorizzazione promossa nel 2003 sul tema ‘Moda, costume e bellezza nell'Italia antica’ dalla Direzione generale per i Beni Archeologici e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, è uno degli eventi espositivi dedicati a questi aspetti della vita quotidiana presentati in alcune prestigiose sedi museali della regione. Tra queste citiamo il Museo Archeologico di Palestrina, dove il visitatore potrà osservare gli usi legati alla toletta femminile, alla cura del corpo, alla scelta degli abiti da cerimonia attraverso i corredi sepolcrali, lastre funerarie e i reperti provenienti da un interessante ipogeo databile tra l'età flavia e quella traianea, rinvenuto nel territorio di Grottaferrata nel 1999.
Queste mostre fanno parte di una serie di interessanti piccole esposizioni che mirano ad avvicinare il visitatore alla vita quotidiana del passato e, insieme, ai musei dei "centri minori", facendolo partecipe di nuove scoperte e nuove ipotesi di studio.
Sandra Baragli
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